Articolo 2 - Marco Tosi Photography

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Le basi della fotografia naturalistica
Il mese scorso abbiamo visto ed affrontato il concetto di fotografia naturalistica e di etica fotografica. Bene, questo mese invece inizieremo a parlare di tecnica e di approccio al soggetto da ritrarre nei nostri scatti.

Per avvicinarsi al meglio al nostro soggetto dopo esserci documentati su di esso, dati facilmente reperibili su libri o nel moderno web, sono necessarie diverse tecniche di approccio:  la fotografia dall’auto,  la “caccia” fotografica itinerante, la fotografia di appostamento.
Molte delle foto di animali selvatici che ammiriamo sui libri e sulle riviste sono state ottenute dall’auto. Pensiamo solo alle foto di leoni, elefanti e zebre, ecco queste sono scattate quasi esclusivamente da un’autovettura (safari).   
La “caccia” fotografica itinerante permette di ottenere immagini ravvicinate di animali soprattutto in certe oasi o nelle passeggiate in montagna, dove spesso si incontrano marmotte e stambecchi che si lasciano fotografare con più facilità.
La fotografia di appostamento è il metodo migliore per fotografare da vicino gli animali selvatici senza disturbarli, ma è necessario valutare attentamente dove e come montare un capanno, altrimenti si rischia di vanificare il lavoro.

Io inizierei ad affrontare un argomento che anche per voi che vi avvicinate a questo genere risulti semplice, la fotografia di appostamento, ma una fotografia aperta a tutti, che non necessita di viaggi o grande studio del soggetto/zona e questo è il miglior periodo dell’anno per approcciare a questi soggetti, la mancanza di cibo, il freddo farà si che affrontare l’argomento sarà più facile.
Per affrontare questo tipo di fotografia bisogna avere un attrezzatura adeguata, il minimo richiesto è così composto: un corpo macchina reflex, un ottica 300mm o superiore (teleobbiettivo), un buon cavalletto stabile.

“L’avvicinamento ai volatili comuni”
Cincie, pettirossi, fringuelli, verdoni… sono ormai facilmente reperibili nel nostro territorio e questa è una tecnica molto semplice, basata sulla costruzione di un posatoio in un luogo vicino a casa (giardino) e in una buona posizione, soprattutto con un buono sfondo.
Come valutare la posizione, il soggetto deve essere ben illuminato dalla luce del sole del mattino o della sera (un angolo di prato), lo sfondo deve essere omogeneo e rappresentare il suo habitat naturale (una siepe), entrambe le situazioni precedentemente descritte devono esser tali da lasciarvi il sole alle spalle mentre fotografate il soggetto che risulterà ben illuminato.
Il posatoio sarà un semplice ramo secco, con magari qualche muschio, trovato in una passeggiata nel bosco, semplicemente inflitto nel terreno, nei suoi pressi dovrà esser posizionata una mangiatoia (casette per uccelli), da alimentare con semi di girasole o le classiche palle di grasso, tutto facilmente reperibile nei negozi per animali.
Come fotografarli: semplicemente seduti al caldo dietro una finestra di casa o dentro un capanno, appositamente costruito con teli in giardino. Posizionate il cavalletto, la reflex con un ottica superiore al 300mm ed armatevi di tanta pazienza. Tenete presente che con un ottica di questo tipo dovrete stare almeno da 4 a 2 mt dal posatoio, per congelare il movimento frenetico di un volatile sono necessari tempi di scatto superiori al 1/250 di secondo. L’esposizione va valutata secondo il soggetto e la luce sullo sfondo, conviene lavorare con un numero basso di diaframma (f 3,5 – f 5,6) e sottoesporre di almeno -0,7 per preservare le alte luci. Il diaframma aperto darà un buono sfuocato che staccherà in modo netto il nostro soggetto facendolo meglio risaltare nello scatto.
Ho scelto, dai miei archivi, due scatti che ritengo significativi e che giusto si abbinano alla tecnica sopra descritta.


FOTO 1 -  “cinciallegra"
FOTO 2 -  "Pettirosso"
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